
In questi giorni, sui giornali e in televisione, si discute dell’angosciosa percezione che gli italiani hanno della diffusione della criminalità.Ho letto, anche, che qualche esperto in materia non comprende questa mentalità, considerando che, invece, il numero degli omicidi in Italia è tra i più bassi d’Europa (10,3 omicidi l’anno per milione di abitanti). (vedi articolo della Stampa).
Personalmente non capisco come si possa non comprendere la motivazione di tale apparente incongruenza .
La percezione della sicurezza non è causata dalla paura di essere vittima di un omicidio, perché inconsciamente ci si rende conto che questa eventualità è molto remota. La paura di subire un omicidio è radicata solamente in quelle persone che vivono in quelle comunità mafiose, e che temono qualche vendetta o ritorsione. Pochi hanno avuto la diretta esperienza di un delitto, nella propria famiglia o nella cerchia di amici. La probabilità di essere coinvolti in un omicidio è molto più rara di quella di subire un incidente automobilistico.
La paura della criminalità è invece dovuta a quelle esperienze vissute personalmente, o nella propria famiglia, dove l’impatto emozionale è stato notevole, anche se la gravità è minore a quella di un omicidio. Le esperienze personali comportano il cambiamento delle abitudini, sono argomento di dialogo e confronto con gli amici.
Dobbiamo ammettere francamente, che la sofferenza morale e il dolore, che si prova per uno scippo subito personalmente è molto maggiore di quello suscitato per la morte violenta di una persona sconosciuta abitante in un‘altra città.
Purtroppo, nella nostra vita quotidiana, ci sono molte esperienze angosciose dovute ad atti di piccola criminalità, (scippi, furti d’auto, furti in appartamento, truffe, raggiri, pestaggi, stupri). Questi avvenimenti, poiché di minore importanza, non sono riportati su i giornali, e spesso sono denunciati alle autorità solo quando è necessario per ottenere il rimborso dall’assicurazione.
Per questo motivo la statistica ufficiale non ha una perfetta situazione della realtà.
La paura della criminalità comporta anche la necessità di affrontare notevoli spese economiche per avere un minimo di tranquillità, almeno quando si è chiusi in casa. Perciò si rende necessario installare le inferriate alle finestre, la porta blindata, l’antifurto, il cane da guardia. Si rinuncia, addirittura, a partire per le ferie per non lasciare la casa incustodita, si evita ad uscire la sera, si rinuncia alle passeggiate nei parchi.
Osservando quante finestre, anche quelle poste ai piani alti dei palazzi, hanno le inferriate alle finestre, per rendersi conto quanto è profonda l’insicurezza nelle famiglie italiane.
I reati di piccola criminalità rimangono impuniti nella quasi totalità, e spesso non sono neanche perseguiti dalla autorità. Nei rari casi in cui il colpevole è condannato, la pena non è applicata. Il delinquente di conseguenza si sente inconsciamente impunito e libero di continuare a vivere nella illegalità.
Il cittadino si sente indifeso, ha paura, quindi è costretto a proteggersi da solo. Da questa angoscia nasce anche la diffidenza verso gli estranei e gli stranieri. Le persone povere, e gli anziani, si sentono maggiormente indifese.
Lo Stato si è invece dimostrato incapace di svolgere la sua principale funzione, quella per cui, anticamente, ha determinato la sua esistenza: la protezione del cittadino.

Maggio 29, 2008 alle 3:49 pm |
Molto interessante. In effetti lo stato spesso non persegue il criminale, italiano o meno che sia. Si risolve con un non nulla di fatto. Maggiormente aiuta lo stato di insicurezza e la poca fiducia nell’autorità, e nello stato dunque, la continua venuta a galla di attività illecite tra rappresentati della sicurezza o dello stato, proprio con quelle figure, il criminale, da cui il cittadino spera di essere protetto. unito indubbiamente alla scarsa messa in atto delle pene, beh, il resto è scritto nel tuo post…