Cosa cos’è la libertà

dicembre 15, 2008

Ho raccolto una serie di aforismi sulla libertà, spulciando su i vari siti di internet.

I seguenti aforismi, dei più svariati autori, cercano di definire il concetto della libertà con poche parole mantenendo l’efficacia:                                                            

– La libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale.  Benedetto Croce
– La libertà consiste nel fare ciò che si desidera.   John Stuart Mill
– La libertà dell’individuo va limitata esattamente nella misura in cui può diventare una minaccia a quella degli altri.  John Stuart Mill
– La libertà è il diritto di fare ciò che le leggi permettono.  C. De Montesquieu
– La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica.    Luigi Einaudi
– La libertà non è che una possibilità di essere migliore, mentre la schiavitù è certezza di essere peggiore.    Albert Camus
– La libertà significa responsabilità: ecco perché molti la temono.   G. Bernard Shaw
– La mia libertà finisce dove comincia la vostra.    Martin Luther King,  Herbert Spencer
– Libertà è scegliere.    Pericle
– Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare.      Gandhi
– Non sono un liberatore. I liberatori non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé   Ernesto Che Guevara
– Giustizia non esiste là dove non vi è libertà.        Luigi Einaudi
– Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.       Leo Longanesi
– Nessuno vuole la libertà per tutti; ciascuno la vuole per sé.       Otto von Bismarck
– Sarà sempre uno schiavo chi non sa vivere con poco.      Orazio Flacco
– La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.     Franklin D. Roosevelt
Nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri.       Oscar Wilde
La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.        Sören Kierkegaard
La libertà è la possibilità di rendersi utili alla società in proporzione alle proprie capacità.          Anonimo

 

                    La definizione più famosa è quella di Martin Luther King, “La mia libertà finisce dove comincia la vostra”, si ricollega a quella di John Stuart Mill La libertà dell’individuo va limitata esattamente nella misura in cui può diventare una minaccia a quella degli altri“.

Quindi la libertà non può essere semplicemente “La libertà consiste nel fare ciò che si desidera” perché deve essere limitata e controllata, quindi “La libertà è il diritto di fare ciò che le leggi permettono“.

Il limite dove fissare la libertà dell’uno e quella dell’altro, dovrà essere quindi frutto di un compromesso oppure, come afferma Ernesto Che Guevara, perfino qualcosa di maggiormente impegnativo “Sono i popoli che si liberano da sé”, che implicitamente significa che talvolta il popolo deve ricorrere alla rivoluzione oppure alla guerra per acquisire o riprendersi la libertà di cui ha diritto.

Una volta che la libertà è stata ottenuta, è necessario mantenerla perché il rischio di perderla è sempre incombente, c’è sempre qualcuno che spinge il limite a suo favore per ottenere qualcosa di più.

Il mantenimento del corretto limite della libertà individuale e collettiva è quindi soprattutto il compito delle istituzioni statali; della Giustizia, ma anche della Scuola che deve inculcare il senso del rispetto per gli altri, fin dai primi anni di vita.

Il corretto uso della libertà permette al Paese di progredire perché favorisce l’espressione delle iniziative personali.

Gli uomini sono tutti diversi e ognuno ha il diritto di esprimere la propria personalità (nei limiti consentiti) e dare il proprio contributo all’evoluzione del mondo.

Per favorire lo sviluppo economico e sociale della nazione le istituzioni statali non devono essere troppo opprimenti con la burocrazia o le censure, per non tarpare inutilmente le iniziative dei cittadini, ma devono essere abbastanza severe con coloro che abusano dei loro privilegi o del potere per prevaricare i diritti degli altri.

Le risorse alimentari o le materie prime della Terra devono essere a disposizione di tutti gli abitanti del mondo non a uso esclusivo di pochi o di chi arriva primo.

Quando una nazione non progredisce, oppure addirittura regredisce, significa che non garantisce il giusto equilibrio della libertà tra i cittadini. Un’eccessiva disparità tra i ricchi e i poveri è un altro indice di tale situazione.

La mia definizione della libertà è la seguente:

La mia libertà corrisponde ai miei diritti, la libertà degli altri corrisponde ai miei doveri.

La società felice si può realizzare solamente con un giusto equilibrio tra i diritti e i doveri.

Gruppi di persone o classi sociali spesso, rivolgendosi alle istituzioni, reclamano la realizzazione dei propri diritti. In alcuni casi non ci si rende conto che le istituzioni, in un paese democratico sono tenute e mantenute dall’impegno di tutti cittadini. Chiedere l’ottenimento di alcuni diritti significa implicitamente attribuire maggiori doveri ad altre persone, e in sotto certi punti di vista anche a se stessi.

Le varie istituzioni e i cittadini di una nazione sono tutti collegati tra loro, come in una gigantesca ragnatela, da relazioni economiche e di diritti e doveri. Pretendere un diritto su un aspetto della relazione può comportare di conseguenza un incremento di doveri sotto un altro aspetto. Occorre quindi valutare sempre la convenienza di tale modifica e verificare se il gioco vale la candela.

Non si otterrà mai l’acquisizione di un nuovo diritto se non sarà chiarito e valutato perfettamente il suo costo economico e sociale, chi o cosa dovrà assumersi i maggiori doveri, e infine se chi è direttamente interessato al dovere è consapevole e disponibile a tale nuovo impegno.

Forse il miglior aforisma sulla libertà, quello che considera tutti gli aspetti filosofici e pratici, è il seguente:

La libertà è la possibilità di rendersi utili alla società in proporzione alle proprie capacità”.


La percezione della criminalità

maggio 8, 2008

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In questi giorni, sui giornali e in televisione, si discute dell’angosciosa percezione che gli italiani hanno della diffusione della criminalità.Ho letto, anche, che qualche esperto in materia non comprende questa mentalità, considerando che, invece, il numero degli omicidi in Italia è tra i più bassi d’Europa (10,3 omicidi l’anno per milione di abitanti). (vedi articolo della Stampa).

Personalmente non capisco come si possa non comprendere la motivazione di tale apparente incongruenza .

La percezione della sicurezza non è causata dalla paura di essere vittima di un omicidio, perché inconsciamente ci si rende conto che questa eventualità è molto remota. La paura di subire un omicidio è radicata solamente in quelle persone che vivono in quelle comunità mafiose, e che temono qualche vendetta o ritorsione. Pochi hanno avuto la diretta esperienza di un delitto, nella propria famiglia o nella cerchia di amici. La probabilità di essere coinvolti in un omicidio è molto più rara di quella di subire un incidente automobilistico.

La paura della criminalità è invece dovuta a quelle esperienze vissute personalmente, o nella propria famiglia, dove l’impatto emozionale è stato notevole, anche se la gravità è minore a quella di un omicidio. Le esperienze personali comportano il cambiamento delle abitudini, sono argomento di dialogo e confronto con gli amici.

Dobbiamo ammettere francamente, che la sofferenza morale e il dolore, che si prova per uno scippo subito personalmente è molto maggiore di quello suscitato per la morte violenta di una persona sconosciuta abitante in un‘altra città.

Purtroppo, nella nostra vita quotidiana, ci sono molte esperienze angosciose dovute ad atti di piccola criminalità, (scippi, furti d’auto, furti in appartamento, truffe, raggiri, pestaggi, stupri). Questi avvenimenti, poiché di minore importanza, non sono riportati su i giornali, e spesso sono denunciati alle autorità solo quando è necessario per ottenere il rimborso dall’assicurazione.

Per questo motivo la statistica ufficiale non ha una perfetta situazione della realtà.

La paura della criminalità comporta anche la necessità di affrontare notevoli spese economiche per avere un minimo di tranquillità, almeno quando si è chiusi in casa. Perciò si rende necessario installare le inferriate alle finestre, la porta blindata, l’antifurto, il cane da guardia. Si rinuncia, addirittura, a partire per le ferie per non lasciare la casa incustodita, si evita ad uscire la sera, si rinuncia alle passeggiate nei parchi.

Osservando quante finestre, anche quelle poste ai piani alti dei palazzi, hanno le inferriate alle finestre, per rendersi conto quanto è profonda l’insicurezza nelle famiglie italiane.

I reati di piccola criminalità rimangono impuniti nella quasi totalità, e spesso non sono neanche perseguiti dalla autorità. Nei rari casi in cui il colpevole è condannato, la pena non è applicata. Il delinquente di conseguenza si sente inconsciamente impunito e libero di continuare a vivere nella illegalità.

Il cittadino si sente indifeso, ha paura, quindi è costretto a proteggersi da solo. Da questa angoscia nasce anche la diffidenza verso gli estranei e gli stranieri. Le persone povere, e gli anziani, si sentono maggiormente indifese.

Lo Stato si è invece dimostrato incapace di svolgere la sua principale funzione, quella per cui, anticamente, ha determinato la sua esistenza: la protezione del cittadino.


Per chi votare? Come scegliere il candidato politico?

marzo 12, 2008

PER CHI VOTARE? COME SCEGLIERE IL CANDIDATO ALLE PROSSIME ELEZIONI?

Queste sono le domande che, in queste ultime settimane, si pongono numerose persone.

In questo Post mi propongo a dare dei suggerimenti che possono aiutare l’elettore in questa scelta.

In alcuni siti sono presenti dei metodi, abbastanza simpatici, che aiutano nella scelta basandosi sulle caratteristiche dell’elettore stesso. Utilizzando un test, di tipo psico-attitudinale, si cerca di ricavare la figura sociale del potenziale elettore e quindi fornire come risultato il nome del partito che meglio si adatta a questa figura caratteriale. In pratica si basa sul principio “dimmi chi sei e ti dirò per chi votare”.

La scelta del candidato è quindi personale, e sottintende che il futuro parlamentare deve svolgere, esclusivamente, gli interessi dell’elettore. Ogni gruppo omogeneo di elettori ha un suo corrispondente rappresentante in Parlamento, che discute, lotta, e trama a loro vantaggio. La conseguenza negativa di questa filosofia è che il dibattito parlamentare si riduce ad una guerra intestina fra fazioni, fra classi sociali. Gli operai lotteranno contro gli imprenditori, le donne contro gli uomini, gli impiegati pubblici contro quelli privati, gli artigiani contro i dipendenti, i disoccupati contro i pensionati, i precari contro fissi, i ricchi contro i poveri, e così a seguire all’infinito. Il vantaggio di una classe o settore sociale sarà a scapito dell’altra; dopo una lotta continua non ci sarà nessun vincitore.

Concentrando i pensieri e le azioni su una sola classe sociale, si perde, di conseguenza, la visibilità delle problematiche più ampie. S’ignora la complessità delgnoranoi si ri e con le azioni,epende esclusivamente da quello personale, ma anche da quello della famiglia e della società e d grande sistema economico e sociale, non si vede più l’origine vera del problema.

In quest’infinita lotta fra fazioni è completamente trascurato l’interesse dell’Italia nella sua interezza.

L’elettore, quando sceglie il proprio candidato o il partito, non deve pensare solamente al proprio tornaconto, esclusivo della sua classe d’appartenenza. Dovrebbe ricordarsi che fa parte di una famiglia, in cui gli altri membri hanno diverse esigenze. L’elettore artigiano, non deve dimenticare che la moglie è un’impiegata, che il padre è un pensionato, che il figlio è uno studente o un precario, che il fratello è disoccupato, che la madre è malata. Occorre assolutamente considerare anche le necessità della famiglia, come non si può neanche trascurare l’interesse della ditta o ente in cui si lavora. Il benessere della persona non dipende esclusivamente da quello personale, ma anche da quello della famiglia, della società e della città in cui si vive.

Dobbiamo tenere sempre presente che ogni persona è inserita in una “grande ragnatela” che collega tutti i componenti della società civile, tutti gli esseri della natura ed anche il proprio passato. Il vero benessere, quello duraturo, si può ottenere solamente, quando migliora tutta la società nel suo complesso non solo una parte di essa.

La scelta del candidato non può essere personalizzata, ma generalizzata, e deve basarsi sulla ricerca della capacità di assolvere la funzione di capire e risolvere i problemi dell’Italia.

Le qualità del candidato politico devono essere le seguenti: onestà, professionalità e saggezza.

L’onestà è necessaria per avere la certezza che, il deputato, una volta eletto, non svolga l’attività per un suo interesse personale, anziché per la collettività. Le scelte politiche, quando sono soggette agli interessi personali, saranno senz’altro sbagliate e costose. Il parlamentare è il promotore delle leggi e di conseguenza deve essere il primo a rispettarle, altrimenti perde egli stesso la credibilità e la fa perdere allo Stato che rappresenta.

La professionalità è necessaria per eseguire bene qualsiasi lavoro. La scelta del proprio dottore, dell’insegnante per il figlio, dell’amministratore dei nostri beni, è svolta sempre richiedendo la professionalità, e analogamente va pretesa verso chi deve decidere per la nostra sorte e per le scelte importanti per la società italiana. Ogni parlamentare si occuperà prevalentemente di un certo argomento, sarà quindi auspicabile che ci sia già una certa preparazione ed attitudine per poterlo svolgere con competenza.

La saggezza diventa importante per valutare e confrontare le esigenze contrapposte, con equilibrio senza favoritismi, per saper gestire anche le situazioni d’emergenza.

Un governo costituito da persone che rispondono a questi requisiti, probabilmente non farà il nostro specifico e particolare interesse, ma senz’altro migliorerà la situazione economica e sociale dell’Italia e quindi, indirettamente permetterà, nel futuro, di migliorare quella personale.

Le scelte d’economia, delle detrazioni fiscali, delle tasse, degli investimenti, degli aiuti sociali, diventano secondarie, e sono tutte equivalenti, se realizzate con oculatezza ed equilibrio.

Il benessere in una nazione si può ottenere solamente quando è realizzata la giustizia sociale, il rispetto delle leggi e delle regole da parte di tutti, sia dai cittadini, sia dalla classe dirigente. Tale requisito è applicabile quando le leggi sono in quantità limitata e abbastanza chiare da essere comprensibili da tutti coloro che le devono rispettare. L’inosservanza della legge va punita o sanzionata immediatamente in modo da svolgere la sua azione correttiva e dimostrativa per gli altri.

L’obiettivo finale, a lunga scadenza, sarà quello di fare in modo che sia la coscienza della persona ha creare lo stimolo al comportamento corretto non la paura della sanzione.

Purtroppo l’attuale legge elettorale non ci consente di scegliere specificatamente il candidato preferito, ma in ogni modo la selezione del partito può essere fatta sempre con l’ottica della ricerca di dove le qualità, che abbiamo descritto, sono prese in maggiore considerazione.

Il partito politico, in pratica, si assume la responsabilità della scelta dei candidati che presenta nelle proprie liste, e si suppone che la selezione sia eseguita secondo i criteri condivisi dalla classe dirigente e dallo statuto del partito stesso. D’altra parte il partito conosce bene i propri candidati, considerando che esiste anche una certa amicizia fra gli iscritti; una conoscenza più profonda di quanto possono averla gli elettori, ascoltando semplicemente le interviste alla radio o alla televisione.

Si può cominciare ad escludere quei partiti che non considerano tali requisiti dei valori importanti.

Ovviamente la necessità di mantenere il potere, o semplicemente per vincere le elezioni, potrebbe indurre a cedere a qualche compromesso politico o morale. La debolezza può essere giustificata dal fine, come dice anche N. Machiavelli, ma deve rimanere assolutamente un eccezione e limitata nel tempo.

Tutto ciò è necessario per mantenere il livello normale già acquisito, ma se si desidera fare un passo di qualità, un vero miglioramento sociale, è indispensabile che all’interno del partito ci sia anche qualche idealista, (pochi perchè altrimenti sono dannosi).

Gli idealisti immaginano la società nel futuro lontano, quella felice e perfetta. Ignorando le problematiche e le limitazioni attuali, sono promotori di iniziative rivoluzionarie ma affascinanti. Sono derisi ma senza di loro il mondo non andrebbe avanti. Gli idealisti in politica sono equivalenti agli esploratori, agli scienziati pazzi. Senza di loro che rischiano la vita per effettuare grandi imprese, non avemmo scoperto l’America, non saremmo sbarcati sulla Luna, ecc.

La legge della “Par Condicio” non permette di andare oltre.

Buona fortuna da

Il Ragno